Nel 2017 fa ho deciso di diventare l’amministratore del CONDOMINIO FELICE.

So che per molti il “condominio felice” è un ossimoro: nell’immaginario delle persone la vita condominiale è fatta solo di noiose riunioni, liti tra vicini e problemi pratici da sbrigare.

Io ho sempre pensato che potesse esserci qualcosa di più.

Un senso di comunità e una vicinanza capace di superare lo spazio che divide le porte chiuse di appartamenti separati tra loro.

Una consapevolezza che può rendere un gruppo di vicini molto più di un insieme di persone diverse.

Ho scelto di darle un nome facile: FELICITÀ CONDOMINIALE, pur sapendo che metterla in pratica è molto più complicato.

Perciò mi sono messa al lavoro con tenacia, cura per i dettagli e creatività.

È stato impegnativo, come tutti i progetti che nascono da sogni ambiziosi.

Ma ne è valsa la pena.

Amministrare gli equilibri (oppure: Alla ricerca della felicità)

Una delle prime cose che avevo capito amministrando condomini è che i rapporti umani sono importanti quanto le questioni pratiche: puoi occuparti al meglio dei conti, dei fornitori, dei pagamenti e delle urgenze ma, se trascuri le persone, non stai facendo un buon lavoro.
Un amministratore onesto e preciso può garantire l’efficienza di uno stabile, ma non armonia e quieto vivere.

Come ottenere anche questo?

Per me la soluzione sta in una buona combinazione tra servizi, empatia e dialogo, mettendo al centro i bisogni delle persone.

Il problema arriva quando, come capita spesso, questi bisogni entrano in conflitto.

È qui che entrano in gioco le capacità di un buon amministratore condominiale.

Un buon amministratore condominiale è una persona capace di prevenire le liti attraverso un lavoro costante di team building – che io ho chiamato CONDOBUILDING – e di mediare con efficacia durante le discussioni, evitando che degenerino in guerre personali.

Insomma, un amministratore ben diverso dal genere che siamo abituati a conoscere.

La felicità condominiale è una cosa seria

Per dare forma alla mia idea ho lavorato da subito su tanti fronti: da un lato ho cominciato a seguire corsi di comunicazione e sviluppo personale per imparare a capire e a gestire meglio le mie emozioni aiutando gli altri a fare lo stesso, dall’altro mi sono impegnata sperimentando modi per realizzare occasioni di incontro e dialogo tra condomini che non avessero niente a che vedere con le assemblee.

Ho anche creato una formula della felicità condominiale e un metodo per provare a ottenerla.

Le reazioni iniziali di alcuni colleghi non sono state granché incoraggianti.

Qualcuno liquidava il mio entusiasmo con sufficienza, altri ci scherzavano sopra come se si trattasse di un’idea assurda.

Per contro, ho avuto subito al mio fianco un team deciso a supportarmi, numerosi condomini e tanti amici amministratori pronti ad ascoltare e a dare un contributo per cambiare le cose anche negli stabili che amministrano.

La felicità condominiale ha cominciato a crescere un po’ alla volta: le persone sembravano apprezzare il mio approccio, il lavoro aumentava e, sempre più spesso, venivo invitata a parlare ad eventi per professionisti delle gestioni condominiali.

Certo, c’erano ancora quelli che scuotevano la testa nel sentir parlare di felicità condominiale, ma poi è successo qualcosa che ha cambiato radicalmente le cose.

Happiness on air (oppure “la felicità è contagiosa)

Tutto è cominciato con una breve intervista sulle liti condominiali rilasciata ad un quotidiano nazionale.

Lo consideravo un evento unico e sensazionale da raccontare agli amici: non immaginavo fosse il primo sassolino che preannunciava una valanga di attenzione.

Ho perso il conto di tutti gli articoli, i video e le apparizioni in radio e televisione che sono seguiti a quella mezza paginetta. Puoi trovarne alcuni qui.

Nel frattempo alla sede di Ancona si è aggiunta una base a Roma grazie ad un collega della capitale entusiasta del mio progetto.

Quasi senza che me ne accorgessi, la mia idea aveva cominciato a muoversi da sola e a portarmi verso nuove direzioni ancora da scoprire.

E, guardando indietro, mi sembra incredibile che sia cominciato tutto da un litigio tra condomini.

Perché occuparsi di liti condominiali se le puoi prevenire?

Il primo scontro tra vicini l’ho affrontato poco dopo la laurea in Giurisprudenza, quando ancora facevo pratica forense in uno studio legale.

Riguardava due vicini in guerra da anni per una questione che avrebbero potuto risolvere da un pezzo. E che si poteva chiudere senza arrivare a vie legali, almeno secondo me.

Ho provato a mediare, aiutandoli a trovare un accordo per evitare di sprecare tempo e soldi in una lunga causa. Non è stato facile, ma quando ci sono riuscita mi è sembrato un segno.

Il lavoro come legale non mi entusiasmava, ma risolvere quello scontro mi aveva dato un senso di leggerezza che nel tempo passato tra leggi e aule di tribunale non avevo mai provato.

Invece di lavorare ad una guerra con vincitori e vinti, ero riuscita a spegnere il conflitto e questo mi piaceva molto di più.

Da quel momento ho cominciato a interessarmi all’amministrazione di condomini.

Avevo la sensazione di potermela cavare bene in quel campo, ma per esserne certa dovevo mettermi alla prova. Per fortuna non sono mai stata una che si tira indietro di fronte alle sfide.

I primi passi di una Mary Poppins del condominio

L’occasione è arrivata quando ho conosciuto una ragazza che svolgeva l’attività di amministratore. Gestiva 36 condomini nella zona di Ancona e sono entrata in società con lei senza farmi troppe domande.
Per me era un salto nel vuoto: un cambiamento di vita radicale, sono diventata amministratore di condomini.
Mi ci sono tuffata da subito con entusiasmo, ma non ero certa di aver fatto la cosa giusta fino a quando non ho cominciato a vedere i primi risultati: attraverso il passaparola, in poco tempo ci siamo ritrovate a gestire più di 160 stabili.
10 anni dopo, quando abbiamo sciolto la società e mi sono messa in proprio, avevo capito e imparato tante cose.

La più importante è che, nel bene e nel male, un condominio è come una famiglia: persone differenti, con diverse età e modi di pensare vivono a stretto contatto.
Devono condividere spazi comuni, prendere decisioni insieme e risolvere problemi nel miglior modo possibile.

Come capita in tutte le famiglie, ci sono condomini litigiosi e condomini felici.

Per qualcuno è tutta questione di fortuna.

Per altri è il frutto di un buon lavoro con l’obiettivo giusto: LA FELICITÀ CONDOMINIALE.